Test Psicologici: le “spie” della personalità

Ogni persona possiede una propria organizzazione di percezioni, motivi e risposte che, componendosi tra loro in misura variabile, la rendono unica e irripetibile. Per misurare e rendere leggibili le differenze con le quali ogni soggetto  percepisce l’ambiente, gli psicologi si avvalgono delle scale di valutazione, o test.

I più diffusi sono quelli a questionario e quelli proiettivi. Nei casi anormali il comportamento di un individuo è facilmente prevedibile.

Per esempio, un aracnofobico, cioè una persona che ha paura dei ragni, scoprendosi vicino a uno di quegli animaletti, proverà l’immediato impulso di fuggire, diversamente da quanto farebbero coloro che non li temono.

Il claustrofobico, cioè colui che ha paura degli spazi chiusi, si guarderà dall’entrare in un ascensore, mentre tutti gli altri sarebbero ben lieti di evitare qualche faticosa rampa di scale.

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Nei casi normali, invece, il comportamento degli individui è assai meno prevedibile. Davanti a ogni evento tutti agiamo seguendo determinati impulsi, che talvolta saranno identici a quelli degli altri e altre volte completamente diversi e inaspettati.

Questo succede perché ogni persona possiede una propria organizzazione di percezioni, motivi e risposte che, componendosi tra loro in misura variabile, creano e rendono unica ogni personalità.

Tornando al nostro esempio, tra gli individui cosiddetti normali, cioè tra coloro la cui psiche non sia disturbata, vi sarà chi si allontanerà dal ragno, come farebbe l’aracnofobico, chi vorrà ucciderlo e chi, invece, lo ignorerà.

Qualsiasi reazione quegli individui avranno, essa dipenderà sempre dalla loro personalità.

   

Strumenti della psicologia

La scienza che si occupa di studiare la personalità individuale è la psicologia clinica. Lo strumento usato per questo tipo di osservazione è il test.

Anzi, i test. Sotto questo termine, infatti, si raccolgono diverse procedure. Tutte hanno lo scopo di misurare una capacità o informare su determinate caratteristiche come, per esempio, il livello intellettivo, le conoscenze, le attitudini.

Le scale di valutazione

Gli psicologi si avvalgono delle scale di valutazione, o test, per misurare e rendere leggibili, su carta, le differenze con le quali ogni soggetto percepisce l’ambiente.

Per gli osservatori è necessario attribuire un valore numerico alle risposte avute da ognuno dei soggetti. Sarà “numerica”, e quindi’ immediatamente leggibile, anche la differenza che si potrà riscontrare dal confronto diretto dei risultati del test.

Dalla compilazione di queste scale, per esempio, potrà risultare, accanto alla scarsa socievolezza di Paolo, anche una sua inclinazione a un’attività sportiva (che lo costringerebbe, suo malgrado, ad avere rapporti con gli altri), e di Mario potrà risultare che egli è ugualmente “chiuso” però incline a un’attività artistica (la quale, naturalmente, non farebbe che alimentare la sua introversione).

Questo tipo di valutazione è molto usato nell’esercito (per misurare l’efficienza degli ufficiali) e nelle industrie (per misurare sia le prestazioni degli impiegati che, nel caso di nuove assunzioni, le attitudini dei candidati).

   

I test a questionario

Uno dei test più classici è costituito dai questionari.

L’idea dalla quale ha avuto origine questo sistema di valutazione della personalità è piuttosto singolare e abbastanza recente.

Esso risale alla prima guerra mondiale, quando un gruppo di psicologi ritenne di sottoporre a un questionario i soldati. Lo scopo era di prevederne gli eventuali disturbi al fine di individuare i meno adatti al combattimento.

A quel tempo la cosa non funzionò, almeno non come avrebbe dovuto: forse perché le domande non furono studiate a fondo o, più semplicemente, perché i ricercatori non avevano ancora una sufficiente esperienza.

Fatto sta che molti soldati inadatti a combattere furono mandati al fronte e, quasi sicuramente, molti di coloro che all’occasione si sarebbero mostrati valorosi combattenti, furono lasciati nelle retrovie.

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I questionari, in seguito perfezionati, divennero uno degli strumenti più attendibili nelle indagini sulla personalità.

I più usati dalle industrie per la selezione del personale. Il MMPI (Minnesota Multiphasic Personality Inventory) è un tipico questionario tramite il quale si chiede all’individuo di descrivere se stesso (per esempio, se ama gli sport pericolosi o se ha tendenze artistiche, se cura le relazioni sociali, eccetera).

Questo diffusissimo questionario si compone di oltre 500 domande o items, secondo la definizione adottata nel linguaggio tecnico. A esse il soggetto deve rispondere semplicemente indicando se quanto affermato nel test è “vero” oppure “falso”.

Per esempio: Ognuno è padrone del proprio destino e ognuno è in grado di determinare il proprio successo o il proprio fallimento.

Vero Falso

In questo test il numero delle domande è così elevato per permettere un’indagine piuttosto vasta e, di conseguenza, una misurazione il più possibile precisa.

Bisogna tenere anche conto che “barare” nelle risposte sembra essere una pratica oltremodo diffusa. Un individuo che sperasse d’ottenere un posto come contabile in un’azienda, difficilmente ammetterebbe di odiare i numeri. Aumentando il numero degli items, si è cercato di ridurre al minimo l’influenza di questa inevitabile distorsione.

I test proiettivi

Un sistema di misurazione diverso dal questionario è rappresentato dai test proiettivi, nel rispondere ai quali il soggetto è portato a essere sincero, in quanto gli viene negata la possibilità di poter intuire le risposte che lo psicologo si aspetta.

Nel compilare un questionario, egli potrebbe rispondere cercando di assecondare le richieste dell’esaminatore. Alla domanda: “ti ritieni adatto al tipo di lavoro che questa azienda ti offre?” Egli risponderebbe di non conoscere un’attività nei confronti della quale si senta più portato.

Se allo stesso individuo, invece, fosse presentata una serie di macchie informi e gli venisse chiesto quali sensazioni queste suscitino in lui, egli non avrebbe che la possibilità d’essere sincero.

Prova di fantasia

Nel ristretto numero dei test proiettivi, il TAT (Thematic Apperception Test) è senza dubbio uno dei più diffusi.

Esso consiste nel presentare al soggetto alcune immagini e nell’invitarlo a raccontare una storia per la quale, a suo parere, queste possano rappresentare l’elemento illustrativo.

Poiché le figure del TAT si prestano alle più diverse interpretazioni, il soggetto è portato a proiettare su di esse i sentimenti più intimi. Così facendo, fornisce allo psicologo quei tratti della propria personalità che. altrimenti non confesserebbe o che egli stesso ignora.

I! test di Rorschach è, probabilmente, il più noto tra i test proiettivi, e persino in numerosi film si è spesso ironizzato sulle insolite figure di cui si compone.

Si tratta, come già accennato, di sottoporre il soggetto alla visione di alcune macchie di inchiostro che, non avendo alcun preciso significato né facendo riferimento a forme prestabilite, si prestano a un numero infinito di considerazioni e interpretazioni.

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Un viaggio tra le nuvole

Fondamentalmente, questo tipo di indagine somiglia al vecchio gioco dell’osservazione delle nuvole. In esso la fantasia si sbizzarrisce facendo scorgere, tra esse, ora un profilo umano e ora la silhouette di un animale, o una casa

“Paul guarda lassù”. diceva il personaggio di un famoso libro per ragazzi

“Dove?”. “Guarda in cielo, quella nuvola … è tua zia”. “Ma che stai dicendo, Konrad?”. “Cribbio. Guarda lassù, ti dico quella è ‘proprio’ tua zia Louise”,

Nel test di Rorschach, come negli altri test proiettivi, la misurazione della personalità si basa sul contenuto delle risposte fornite dal soggetto, ma anche sulla “lettura” che esso opera della forma e del colore della macchia, e sulla tendenza a considerarla nel suo insieme o, al contrario, soltanto in un piccolo dettaglio.