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Amore e Sentimenti

L’amore e i sentimenti non hanno età, il colpo di fulmine miete vittime senza distinzioni di sorta. E il bersaglio colpito ne è spesso condizionato.

D’altronde, innamorarsi fa bene alla salute.

Quando Cupido lancia le sue frecce, non sempre il bersaglio viene centrato. Molte volte dai tiri con l’arco del fanciullo alato nascono soltanto simpatie, infatuazioni, passioncelle di poco conto e di breve durata.

Perché si possa parlare di vero innamoramento occorre anche il colpo di fulmine, ossia quella particolare condizione, una sorta di “follia”, che pervade l’essere umano quando si imbatte nella sua anima gemella e che può diventare vero e proprio delirio.

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Proprio così: nel cervello dell’innamorato si verificano modificazioni biochimiche simili a quelle del delirio; in medicina questa è una condizione mentale morbosa, caratterizzata da forte alterazione delle facoltà intellettuali, che si manifesta con comportamento eccitato, inquieto, illogico.

Anche nel cervello dell’innamorato, pur se in maniera meno grave e tale da non richiedere, come nel caso del vero delirio, il pronto intervento medico, si verifica una alterazione delle facoltà dell’intelletto, una trasformazione del significato della realtà: in base a ciò la persona amata diventa la cosa più importante dell’universo. Tutto è in sua funzione; tutto si fa per lei; la persona amata, per chi ama, è inaccessibile alla critica.

Colpo di fulmine, dunque, per indicare un lampo improvviso che mette a soqquadro i sentimenti.

Ma che cos’è realmente l’innamoramento?

Da che cosa ha origine?

Da quali alchimie scaturisce l’attrazione irresistibile che una persona sente nei confronti di un’altra?

   

Quando suonano le campane

Lo scrittore francese Henri Marie Beyle, molto più noto con lo pseudonimo di Stendhal nel suo celebre libro Dell’amore indica diversi tipi di amore: amore fisico, amore gusto, amore di vanità e amore passione.

Il verificarsi di quest’ultima condizione, l’amore legato alla passione, viene suddiviso da Stendhal in sette “momenti”.

Esaminiamoli:

  1. L’altro (o l’altra) ci piace: ne siamo attratti irresistibilmente. In ciò può avere la sua importanza l’aspetto fisico della persona che diventa oggetto della nostra attenzione o la sua condizione sociale.
  2. Nella nostra mente di candidati all’innamoramento nascono le prime fantasie amorose: l’immaginazione galoppa e già ci prefiguriamo quanto desideriamo che accada.
  3. Sta per scattare l’innamoramento e cominciamo a pensare di poter essere ricambiati. Ci pare che questa sia la conseguenza logica della nostra aspirazione ad innamorarci.
  4. A questo punto è nato l’amore. Proviamo piacere nel vedere, toccare, nel sentire con tutti i sensi, e da vicino, l’oggetto del nostro amore.
  5. È il momento del processo decisivo, della prima “cristallizzazione”: questo termine deriva da ciò che si verifica quando si immerge un rametto in una soluzione sovra satura di sale. Dopo qualche tempo il rametto si copre di cristalli brillanti. Tutte le qualità della persona amata, anche i suoi difetti, ci appaiono quindi sotto forma di perfezioni.
  6. Ma ecco il dubbio. Da innamorati, vogliamo sentirci dire che siamo riamati, vogliamo certezze e a volte non le otteniamo. Allora proviamo a difenderci dal nostro amore, cerchiamo di distrarci, di desiderare altre cose e ci accorgiamo con terrore di non riuscirci.
  7. Infine si ha la seconda “cristallizzazione”: scopriamo nell’oggetto del nostro amore nuovi incanti e ci struggiamo nella speranza di essere riamati per sempre.

Secondo Stendhal l’innamoramento è soprattutto un processo unilaterale.

C’è un “lui” (o una “lei”) che si infatua dell’altra (o dell’altro), che pone l’oggetto dei suoi sogni al centro dell’universo e che spera ardentemente di essere ricambiato.

È difficile che il grande amore esploda con la stessa intensità in tutti e due i partner. All’inizio uno possiede la carica maggiore e conduce il gioco. Se arriva, però, il momento in cui l’altra (o l’altro) si abbandona a sua volta all’innamoramento, allora suonano davvero le campane.

   

Un grande studioso dei sentimenti umani quale è Francesco Alberoni, ha scritto nel suo libro “il volo nuziale” che il sodalizio formato da due innamorati “non emerge da un patto, ma da una passione: la forza che li tiene uniti non è la volontà, ma l’uragano emozionale, e dura nel tempo non perché ci sia una intenzione, ma perché c’è una necessità. Il patto viene dopo, si contrappone alla passione o la delimita, come l’argine si oppone a una corrente impetuosa”.

E ancora: “L’innamoramento non è soltanto un sentimento, una fissazione della libido su un nuovo oggetto. È il trionfo dello slancio vitale che in quel momento supera gli ostacoli e crea la sua meta. è una metamorfosi. una morte-rinascita. La persona amata è un fine e un mezzo. Un fine perché viene desiderata ardentemente, un mezzo perché è anche la strada, la porta attraverso cui si accede a una nuova vita”

Un intenso lampo amoroso

Colpo di fulmine, dicevamo: un lampo amoroso che attraversa la nostra vita e la condiziona in maniera più o meno determinante, ma “necessaria” (L’inferno è la sofferenza di coloro che non sono capaci di amare, ha scritto Dostoevskij in una delle sue opere più famose, I fratelli Karamazov).

   

Ci sono gli innamoramenti passeggeri, che durano lo spazio di una stagione e subito vengono dimenticati e quelli che danno significato all’intera esistenza di due persone. Colpo di fulmine, a significare la rapidità dell’evento e anche la sua casualità.

L’innamoramento, infatti, può scattare perché un individuo, in un momento particolare della sua vita, è “predisposto”, ha un assetto psicologico ed emotivo che lo spinge a innamorarsi di una persona. La stessa persona incontrata tre anni prima forse sarebbe passata inosservata; e così potrebbe accadere due anni dopo.

Il potere di attrazione degli odori

Ci chiedevamo all’inizio quali fossero gli elementi che fanno scattare l’innamoramento. Tra questi ce n’è uno più importante di quanto si possa immaginare: è rappresentato dai ferormoni, ossia dagli ormoni volatili che i mammiferi (umani compresi) emettono e che agiscono attivando o inibendo l’attrazione sessuale.

Gli esseri umani dimostrano di essere condizionati soltanto dal primo fenomeno, l’attivazione dell’attrazione sessuale: non c’è periodo dell’anno, infatti, in cui i ferormoni cessino di esercitare sull’uomo e sulla donna la loro azione in chiave attiva.

Diverso è il comportamento degli animali: infatti, nel periodo del “calore”, la femmina emette ferormoni che attivano il comportamento sessuale del maschio, mentre, passato tale periodo, la stessa femmina emette ferormoni che hanno un’azione inibitoria sul comportamento sessuale dello stesso maschio.

E’ un fatto, comunque, che gli input olfattivi riescano ancora a raggiungere quel cervello “antico” che abbiamo in comune con i primi mammiferi; nei millenni, su questo cervello “antico”, si è sviluppato enormemente il neocervello, la corteccia, con tutta l’attività di pensiero razionale che ha ridotto notevolmente tale funzione, senza tuttavia annullarla del tutto.

Gli odori, quindi, mantengono un forte potere evocativo e una risonanza emotiva. L’odore cattivo, sgradevole, suscita in noi una repulsione, come sensazione emotiva, più intensa che non una immagine o un suono. Anche l’odore buono provoca sensazioni intense e a volte evoca situazioni del passato, addirittura dell’infanzia.

 

“Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta ‐ e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.” (MILAN KUNDERA)
“Ciò che rende l’esistenza preziosa e piacevole sono solo i nostri sentimenti e la nostra sensibilità.” (HERMANN HESSE)